Di Padre Antonio Caruso - 1936



Sfoghi dell'anima mia a Dio
di P. Francesco Antonio Caruso - 1936
Signore,
io sono indegno di appartenervi, ma bramo di essere vostro interamente
nella santità della vita, come lo sono per natura; bramo di
glorificarvi, perché ne siete infinitamente degno; voglio cooperare alla
salvezza e santificazione delle anime dei miei cari, di quelle a me
affidate e in generale di tutte le creature umane, perché le amo quali
oggetti preziosissimi del vostro amore. Ma sento che sono troppo
abbietto innanzi alla vostra infinita bontà, troppo debole per operare
il bene, che si richiede per salvarmi e farmi santo, troppo incapace a
salvare e santificare le anime altrui. Mi sento anzi in un abisso di
miserie e devo sostenere lotte tanto spossanti da non sapere più se vivo
o no nella vostra grazia… Ahimè, l'esperienza del passato e la mia
fragilità presente mi avviliscono… La vostra giustizia mi spaventa… Che
farò dunque? Mi affido a Voi, che mi avete creato e servato per vostra
bontà, redento per vostra misericordia; e mi avete anzi strappato dal
fango di mille peccati attuali e mi avete fatto un vostro sacerdote e
formatore di sacerdoti, direttore di coscienze e di direttori di anime.
Potreste abbandonarmi, dopo avermi innalzato a tanta altezza di grado, a
tanta dignità di uffici?... Ahi! No! Da Voi perciò mi aspetto di essere
salvato e santificato.
Voi
avete promesso che salverete chiunque si confessa e si comunica per
nove primi venerdì consecutivi: io, sebbene imperfettamente, ho compiuto
più volte questa pratica a Voi cara… Non è ciò un motivo sufficiente
per confidare in Voi?... Avete promesso che chi dà ai vostri poverelli,
avrà il centuplo in questo mondo e la vita eterna nell'altro. Avete
anche raccomandato che ci facessimo degli amici per merito delle inique
ricchezze. Per vostra grazia ho cercato di dare e voglio dare ai vostri
poverelli tutto quello che posso. Potreste voi maledirmi, mentre i
poverelli, vostri rappresentanti, mi benedicono? Potreste non ricevermi
in paradiso, mentre avete dato ad essi l'incarico di ricevermi negli
eterni tabernacoli?
Voi
avete detto: “Chiedete e riceverete”; ed io credo che da quando ho
cominciato a capire, non ho mai passato un giorno senza pregare, (anche
quando ero immerso nel pelago orrendo dei miei peccati). Inoltre tante
anime buone, che voi mi avete affidate, e tra queste le migliori e a Voi
più accette pregano vivamente per me… È mai possibile che veniate meno
alla vostra parola? Voi ci avete dato per contrassegno della nostra
predestinazione alla gloria eterna la devozione alla Madonna, come ci
insegnano i dottori di S. Chiesa. Io ho cercato sempre di avere vera
devozione verso di lei ed Ella mi ha amorevolmente attirato a sé con i
suoi materni carismi, specialmente al tempo dei miei primi impulsi alla
vocazione sacerdotale. Sono anche iscritto al suo scapolare carmelitano,
che Ella ci ha dato come segno di salvezza, ed io ho cercato di
portarlo sempre devotamente... Non è possibile, o Dio sommamente verace,
che il vostro contrassegno fallisca o che rendiate vane le promesse
della Madre vostra!
Voi
avete detto che chi vuol venire dietro a voi deve prendersi ogni giorno
la propria croce e seguirvi. È vero che io non ho sempre ben portato le
mie croci, né le ho sempre portate dietro a Voi. Non mi sembra però di
averle ma involontariamente rigettate, anche quando il mio povero cuore
si sentiva venire meno sotto il loro peso, da che ho avuto la grazia di
conoscere che tutte le croci vengono da voi. Mi abbraccio perciò
fiduciosamente alle croci che vi piace di impormi e soltanto desiderio
che siano della maggior gloria vostra e che le accettiate come attestato
del grande desiderio che ho di amarvi perfettamente e
disinteressatamente, malgrado la mia freddezza e il mio amor proprio.
Voi
avete detto ai vostri ministri: “Chi ascolta voi, ascolta me: io voglio
indirizzare sempre i miei passi secondo la luce, che mi darete per
mezzo di
loro e voglio piuttosto morire che disobbedirli volontariamente… O Gesù,
infinita bontà, posso io sbagliare indirizzo se vivo affidato ai vostri
ministri?
Voi avete detto che chi non fa penitenza, perisce.
Io ho pianto i miei peccati, e, se non ho fatto grandi penitenze di mia
volontà, ho però molto sofferto e soffro per le tribolazioni che voi
stesso provvidenzialmente mi mandate. Dalla pianta dei piedi alla
sommità del capo mi affliggono i mali fisici e in tutte le fibre
dell'anima mi tormentano i mali dello spirito.
Vorrei
lavorare per la vostra gloria e per il bene le anime e me ne mancano le
forze; ogni piccolo lavoro mi stanca e l'ozio mi riesce intollerabile;
soffro se cammino e soffro se sto fermo; soffro quando parlo e soffro
quando taccio. La stessa preghiera, che dovrebbe essermi di sollievo, mi
stanca la testa e mi fa dolere il petto; anche la conversazione mi
stanca e mi è impossibile continuarla, dopo breve tempo. La mia povera
vita non è più ormai altro che una continuata penitenza, ma io non vi
chiedo di liberarmene; vi prego piuttosto di contrariare ancora se vi
piace, la mia volontà, di togliermi, se occorre, ogni conforto in questo
mondo, purché mi diate la forza a ciò necessaria e l'amore di perfetta
carità verso di voi e verso i miei prossimi per amor vostro, la
pazienza, la dolcezza, la prudenza, l'umiltà, la purezza e tutte le
altre virtù cristiane e sacerdotali, in modo che, soffrendo, io sia
salvo e sia santo convenientemente alla mia dignità ed a i miei uffici
sacerdotali.
Ho
commesso tanti ed enormi peccati, ma li abbomino e li detesto come
offesa vostra e confido di esserne perdonato, perché so e credo che Voi
siete morto per cancellarmeli. Mi spaventa la mia fragilità al pensiero
che io posso peccare facilissimamente per l'avvenire, ma protesto che la
mia volontà è di morire mille volte, anche con la morte più spietata,
col vostro aiuto, piuttosto che offendervi, fosse pure con un solo
peccato veniale pienamente voluto, e vi prego di assistermici con la
vostra grazia. Ignoro in che stato di coscienza mi trovo attualmente e
ciò mi tortura lo spirito, ma giacché voi credete opportuno per la
vostra gloria e per il bene dell'anima mia che io rimanga in queste
tenebre, benedico i vostri imperscrutabili disegni e credo al vostro
ministro che in vostro nome mi rassicura.
Beneditemi,
o Signore, e benedite tutte le creature umane viventi e quelle che
gemono nel Purgatorio, ma specialmente benedite quelle che mi hanno
fatto o mi fanno soffrire, quelle dei miei cari parenti, superiori,
benefattori, amici, nemici e le anime che mi avete affidato o vi piace
ancora di affidarmi in questo mondo, con particolarità quelle dei miei
chierici e seminaristi e fate che io vi lodi insieme con essi
eternamente in paradiso. (1936)
Nessun commento:
Posta un commento